domenica 26 dicembre 2010
Adriano Chini, sindaco di Campi Bisenzio: “Azioni ...
Wow, il blog: Adriano Chini, sindaco di Campi Bisenzio: “Azioni ...: "Intervento di apertura del XIV Vertice antimafia della Fondazione Caponnetto di Raffaele Vallefuoco “Ormai l’abbiamo sottolineato tanto vol..."
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Wow, il blog: Il prefetto di Firenze: “Le istituzioni hanno gran...: "Il secondo intervento, in ordine di scaletta, andato in scena nel corso del XIV Vertice antimafia della fondazione Caponnetto di Raffaele Va..."
mercoledì 22 dicembre 2010
Per conoscere il giudice Antonino Caponnetto
di Salvatore Calleri - presidente della fondazione CaponnettoHa amato Firenze, ne è stato amato e lo è tutt’ora. Ha amato Palermo, ne è stato amato ma non a sufficienza. Ha scelto di fare il Giudice. Senza dire nulla alla moglie ha sostituito Rocco Chinnici ucciso con metodo “libanese” da Cosa Nostra. Ha ottenuto come Pretore, al primo incarico, la prima sentenza della Corte Costituzionale. Ha combattuto in Africa e ne è tornato pieno di incubi e schierato per la pace. Ha parlato ai giovani di tutta Italia. Ha creato il primo pool antimafia mettendoci quattro moschettieri: Falcone, Borsellino, Guarnotta, Di Lello. Ha amato sua moglie Betta per 61 anni, fino alla morte. Ha difeso la Costituzione. Ha, per primo nella storia del nostro Paese, fatto condannare in modo definitivo oltre 400 boss mafiosi. Ha pianto per la morte dei suoi “figli” Falcone e Borsellino. Ha detto "Tutto è finito" pentendosene subito. Ha avuto almeno due condanne a morte da parte della mafia, ma è morto naturalmente, di vecchiaia, a Firenze. All’età di venticinque anni ha scritto nel suo diario: "Le difficoltà della guerra mi hanno reso uomo e di questa parola voglio essere sempre più degno. Questa immensa parola significa volontà, amore, purezza, nobiltà e forza". Ha istruito il maxi processo. Ha vissuto in modo semplice. Ha saputo parlare al cuore della gente. Ha detto sempre in modo gentile, ma fermo, le cose che pensava. Ha dedicato la propria vita agli ideali. Ha difeso la legalità. Ha presieduto la Fondazione Sandro Pertini aiutando la moglie del Presidente Carla Voltolina a farla nascere. Ha difeso gli ultimi. Ha detto: "La democrazia è la possibilità di rimettere tutto in gioco". Ha avuto dei funerali affollatissimi da gente per bene. Ha amato lo Stato. Antonino Caponnetto è morto il 6 dicembre 2002. Ha lasciato in eredità un vertice antimafia ed una Fondazione. Il vertice si tiene annualmente l’ultimo sabato di novembre. L’incontro chiama a raccolta quanti sono impegnati nella lotta contro la mafia. Uniti per continuare la sua opera. Uniti affinchè i cittadini combattano contro la mafia per arrivare alla sua sconfitta definitiva.
martedì 21 dicembre 2010
Sulle orme del giudice Caponnetto
Diario Class Action del numero novembre / dicembre di Wow
Come un nipote che non ha conosciuto suo nonno, ma che ne respira ricordi ed emozioni attraverso chi lo ha conosciuto, così noi giovani dobbiamo seguire la via maestra tracciata da Antonino Caponnetto. Un esempio di saggezza, cultura e compostezza dalla quale non possiamo deragliare. E’ nostro dovere coglierne l’eredità, attraverso i ricordi, gli aneddoti e le esperienze di chi gli è stato vicino. Dalla Nonna Betta, sua compagna fedele, al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, giudice a latere del maxiprocesso quando Antonino Caponnetto era giudice consigliere del pool antimafia, passando per il presidente della Fondazione, Salvatore Calleri, suo braccio destro. Una precisa responsabilità che dobbiamo coltivare in ogni ambito nel quale viviamo, quasi che l’esistenza del Nonno fosse la personificazione dello splendido monito lanciato cinquant’anni or sono da Martin Luther King quando invitava ad essere il meglio di quello che si è. Per questo non siamo voluti mancare all’appuntamento annuale della Fondazione Antonino Caponnetto. Per questo abbiamo voluto che protagonisti fossero gli studenti delle scuole superiori della Provincia di Latina. Condivisione ed entusiasmo sono state le chiavi del 14° Vertice Nazionale Antimafia della Fondazione. Riteniamo che la lotta alle criminalità organizzate debba declinare verso una nuova coscienza della partecipazione e della consapevolezza, ad ogni latitudine. E’ necessario che ciascuno di noi viva la quotidianità come un impegno a fare il bene. Per questo a quegli stessi studenti con i quali ho condiviso un viaggio di a/r con destinazione Campi Bisenzio dico che è necessario che comprendano l’importanza dell’impegno civile e politico. Di questo ne era consapevole anche il giudice Caponnetto. Per questo, in un periodo nel quale la politica nazionale, invischiata nelle lotte di palazzo, non offre esempi di leadership del coraggio, salvo pochi casi eroici, vogliamo guardare al presidente Barack Obama. La luce che sfavilla dal “Yes, we Can!” non è stata certo offuscata né dal voto di medio termine, né dalla crisi globalizzata e né tantomeno dalla Sarah Palin. Tornando, invece, ai lidi nostrani “Wow” continua a rilanciare, nelle pagine che seguono, la proposta di istituzione di una sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale. E’ un impegno che abbiamo assunto con i nostri lettori, e vogliamo rispettarlo.
Come un nipote che non ha conosciuto suo nonno, ma che ne respira ricordi ed emozioni attraverso chi lo ha conosciuto, così noi giovani dobbiamo seguire la via maestra tracciata da Antonino Caponnetto. Un esempio di saggezza, cultura e compostezza dalla quale non possiamo deragliare. E’ nostro dovere coglierne l’eredità, attraverso i ricordi, gli aneddoti e le esperienze di chi gli è stato vicino. Dalla Nonna Betta, sua compagna fedele, al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, giudice a latere del maxiprocesso quando Antonino Caponnetto era giudice consigliere del pool antimafia, passando per il presidente della Fondazione, Salvatore Calleri, suo braccio destro. Una precisa responsabilità che dobbiamo coltivare in ogni ambito nel quale viviamo, quasi che l’esistenza del Nonno fosse la personificazione dello splendido monito lanciato cinquant’anni or sono da Martin Luther King quando invitava ad essere il meglio di quello che si è. Per questo non siamo voluti mancare all’appuntamento annuale della Fondazione Antonino Caponnetto. Per questo abbiamo voluto che protagonisti fossero gli studenti delle scuole superiori della Provincia di Latina. Condivisione ed entusiasmo sono state le chiavi del 14° Vertice Nazionale Antimafia della Fondazione. Riteniamo che la lotta alle criminalità organizzate debba declinare verso una nuova coscienza della partecipazione e della consapevolezza, ad ogni latitudine. E’ necessario che ciascuno di noi viva la quotidianità come un impegno a fare il bene. Per questo a quegli stessi studenti con i quali ho condiviso un viaggio di a/r con destinazione Campi Bisenzio dico che è necessario che comprendano l’importanza dell’impegno civile e politico. Di questo ne era consapevole anche il giudice Caponnetto. Per questo, in un periodo nel quale la politica nazionale, invischiata nelle lotte di palazzo, non offre esempi di leadership del coraggio, salvo pochi casi eroici, vogliamo guardare al presidente Barack Obama. La luce che sfavilla dal “Yes, we Can!” non è stata certo offuscata né dal voto di medio termine, né dalla crisi globalizzata e né tantomeno dalla Sarah Palin. Tornando, invece, ai lidi nostrani “Wow” continua a rilanciare, nelle pagine che seguono, la proposta di istituzione di una sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale. E’ un impegno che abbiamo assunto con i nostri lettori, e vogliamo rispettarlo.
lunedì 20 dicembre 2010
Dia nel Lazio Meridionale / Rassegna Stampa 2
Adriano Pagano su Latina Oggi (domenica 19 dicembre 2010) fa il punto sulla proposta di istituzione di una sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale mettendo insieme i vari interventi fatti su Wowvenerdì 17 dicembre 2010
Dia nel Lazio Meridionale / Rassegna stampa 1
Si apre il dibattito sull'istituzione della sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale dopo la proposta rilanciata da Wow; riprendiamo l'articolo di venerdì 17 dicembre del quotidiano La Provincia, edizione Frosinone, che affronta la questione, a partire dall'intervento di Marco Galli, membro del direttivo della Silp - Cigil Frosinone, pubblicato sulla nostra rivista di cultura.
giovedì 16 dicembre 2010
Lettera ai ragazzi del movimento
di ROBERTO SAVIANOCHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee. Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia. I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo. Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d'Italia. Alle persone che hanno in questi giorni fatto cortei pieni di vita, pacifici, democratici, pieni di vita. Mi si dirà: e la rabbia dove la metti? La rabbia di tutti i giorni dei precari, la rabbia di chi non arriva a fine mese e aspetta da vent'anni che qualcosa nella propria vita cambi, la rabbia di chi non vede un futuro. Beh quella rabbia, quella vera, è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti. Quei cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati indietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia, disperdono questa carica. La riducono a un calcio, al gioco per alcuni divertente di poter distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa. Così inizia la nuova strategia della tensione, che è sempre la stessa: com'è possibile non riconoscerla? Com'è possibile non riconoscerne le premesse, sempre uguali? Quegli incappucciati sono i primi nemici da isolare. Il "blocco nero" o come diavolo vengono chiamati questi ultrà del caos è il pompiere del movimento. Calzano il passamontagna, si sentono tanto il Subcomandante Marcos, terrorizzano gli altri studenti, che in piazza Venezia urlavano di smetterla, di fermarsi, e trasformano in uno scontro tra manganelli quello che invece è uno scontro tra idee, forze sociali, progetti le cui scintille non devono incendiare macchine ma coscienze, molto più pericolose di una torre di fumo che un estintore spegne in qualche secondo. Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti. Ma agli imbecilli col casco e le mazze tutto questo non importa. Finito il videogame a casa, continuano a giocarci per strada. Ma non è affatto difficile bruciare una camionetta che poliziotti, carabinieri e finanzieri lasciano come esca su cui far sfogare chi si mostra duro e violento in strada, e delatore debole in caserma dove dopo dieci minuti svela i nomi di tutti i suoi compari. Gli infiltrati ci sono sempre, da quando il primo operaio ha deciso di sfilare. E da sempre possono avere gioco solo se hanno seguito. E' su questo che vorrei dare l'allarme. Non deve mai più accadere. Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento. Ci sarà la precisa strategia di evitare che ci si possa riunire ed esprimere liberamente delle opinioni. E tutto sarà peggiore per un po', per poi tornare a com'era, a come è sempre stato. L'idea di un'Italia diversa, invece, ci appartiene e ci unisce. C'era allegria nei ragazzi che avevano avuto l'idea dei Book Block, i libri come difesa, che vogliono dire crescita, presa di coscienza. Vogliono dire che le parole sono lì a difenderci, che tutto parte dai libri, dalla scuola, dall'istruzione. I ragazzi delle università, le nuove generazioni di precari, nulla hanno a che vedere con i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo. Anche dalle istituzioni di polizia in piazza bisogna pretendere che non accadano mai più tragedie come a Genova. Ogni spezzone di corteo caricato senza motivazione genera simpatia verso chi con casco e mazze è lì per sfondare vetrine. Bisogna fare in modo che in piazza ci siamo uomini fidati che abbiano autorità sui gruppetti di poliziotti, che spesso in queste situazioni fanno le loro battaglie personali, sfogano frustrazioni e rabbia repressa. Cercare in tutti i modi di non innescare il gioco terribile e per troppi divertente della guerriglia urbana, delle due fazioni contrapposte, del ne resterà in piedi uno solo.
Noi, e mi ci metto anche io fosse solo per età e per - Dio solo sa la voglia di poter tornare a manifestare un giorno contro tutto quello che sta accadendo - abbiamo i nostri corpi, le nostre parole, i colori, le bandiere. Nuove: non i vecchi slogan, non i soliti camion con i vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano "parole d'ordine". Questa era la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola. Bisognerà organizzarsi, allontanare i violenti. Bisognerebbe smettere di indossare caschi. La testa serve per pensare, non per fare l'ariete. I book block mi sembrano una risposta meravigliosa a chi in tuta nera si dice anarchico senza sapere cos'è l'anarchismo neanche lontanamente. Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto allo studio, alla ricerca, al lavoro. Ma chi manifesta non si vergogna e non si nasconde, anzi fa l'esatto contrario. E se le camionette bloccano la strada prima del Parlamento? Ci si ferma lì, perché le parole stanno arrivando in tutto il mondo, perché si manifesta per mostrare al Paese, a chi magari è a casa, ai balconi, dietro le persiane che ci sono diritti da difendere, che c'è chi li difende anche per loro, che c'è chi garantisce che tutto si svolgerà in maniera civile, pacifica e democratica perché è questa l'Italia che si vuole costruire, perché è per questo che si sta manifestando. Non certo lanciare un uovo sulla porta del Parlamento muta le cose. Tutto questo è molto più che bruciare una camionetta. Accende luci, luci su tutte le ombre di questo paese. Questa è l'unica battaglia che non possiamo perdere.
©2010 /Agenzia Santachiara
mercoledì 15 dicembre 2010
Tutto pronto per la terza uscita della rivista Wow
E’ attesa per giovedì l’uscita del numero novembre / dicembre di “Wow”, rivista di cultura, informazione e antimafia del movimento generazionale Class Action. Diversi gli approfondimenti curati dalla giovane redazione del periodico locale, che conosce una versione cartacea, in distribuzione nel sud pontino, e una online consultabile sul sito www.wowweb.it; in particolare è previsto un ricco servizio sul XIV Vertice Antimafia della Fondazione Antonino Caponnetto, al quale i ragazzi del movimento Class Action hanno preso parte, un’analisi sul giro di boa dell’amministrazione Obama, che si avvale di un pregevole intervento del deputato Pd Walter Veltroni e di un articolo del corrispondente esteri per L’espresso, Antonio Carlucci; spazio anche per una “Lezione di sindacato”, forum sull’emergenza lavorativa nel nostro territorio e per importanti novità sulla proposta di Dia nel Lazio Meridionale, rilanciata a partire dalla delibera del consiglio regionale del Lazio del febbraio 2009. “Dopo l’intervento della Silp – Cgil di Latina pubblicato sul numero precedente di Wow - commenta Raffaele Vallefuoco, direttore responsabile della rivista - si aggiunge un nuovo tassello alla proposta con l’intervento di Marco Galli, membro del direttivo della Silp – Cgil Frosinone. Dimostrazione della forte attenzione alla questione mafie nel nostro territorio”.
venerdì 10 dicembre 2010
Cresce il consenso sulla proposta di Dia nel Lazio Meridionale
In attesa del prossimo numero di Wow vi riproponiamo l'editoriale relativo alla proposta di istituzione di una sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale“Riteniamo che il livello intimidatorio a cui sono sottoposti giornalisti e appartenenti alle forze dell’ordine del nostro territorio non possa essere tollerato. Crediamo sia necessaria una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica, perché si faccia promotrice, presso la classe politica, di una nuova fase nel contrasto alle criminalità organizzate”. E’ questo il monito lanciato dal presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, Salvatore Calleri, all’indomani dell’evento intimidatorio che ha colpito il questore di Latina, Niccolò D’Angelo, il capo della mobile di Latina, Cristiano Tatarelli e due ispettori della vice questura di Formia. I proiettili calibro 9x21 non lasciano margini di incomprensioni: le criminalità del nostro territorio stanno alzando il tiro contro il contrasto capillare opposto dalla questura di corso della Repubblica a Latina e delle altre forze dell’ordine. Ora la risposta delle istituzioni deve essere netta, inequivocabile. In questo numero torniamo a chiedere l’istituzione di una sezione distaccata della Dia nel Lazio Meridionale; dopo il placet di Luisa Laurelli, in realtà una delle promotrici della proposta lanciata dal Consiglio regionale del Lazio il 22 gennaio 2009, e del presidente della Fondazione Caponnetto Calleri, incassiamo il si dell’ex vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Lorenzo Diana, e del sindacato di polizia, Silp – Cgil di Latina, nella persona di Luigi Fattorini. La politica faccia la prossima mossa
Raffaele Vallefuoco
domenica 5 dicembre 2010
A proposito di stragi del '92 - '93
La riapertura delle indagini sulle stragi del ’92 – ’93 furono accolte dal centrodestra con una certa diffidenza. Un errore, secondo qualcuno. Uno spreco di denaro pubblico per qualcun altro. Ora che, invece, si profilano responsabilità o collusioni, da accertare, da parte dei rappresentanti istituzionali dell’allora centrosinistra, cambia la strategia. Addirittura i capigruppo Cicchitto e Gasparri organizzano una conferenza stampa per chiedere l'audizione in commissione Antimafia di tutti i protagonisti di quella fase. Nuovo passo, quindi, ma solo perché è possibile ribaltare la tesi iniziale e stigmatizzare l’avversario. Che modo barbaro di concepire la politica e il senso delle istituzioni.
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