
Un centrosinistra aperto, democratico e fucina di novità. E’ questo l’auspicio che promana dalla tre giorni di scuola politica “Democratica” sulla Comunicazione tenutosi a Roma dal 23 al 25 settembre. “Parlare Chiaro, come comunicare il cambiamento”. Questo il titolo dell’evento che, prima di essere un auspicio, è il percorso che le forze democratiche dovranno intraprendere per conquistarsi la fiducia dei cittadini, indubbiamente il centro gravitazionale della Politica (con la P maiuscola). Ma, in fondo, il tema della comunicazione è stata l’occasione per riflettere ben più a fondo sul ruolo del Partito Democratico nel panorama politico italiano. Una forza riformista che, però, ha il compito di onorare con coraggio, coerenza e passione il ruolo che è finita per ritagliarsi tra le forze dell’arco costituzionale. “Siamo il più forte partito italiano” ha affermato orgogliosamente la senatrice Anna Finocchiaro, cui, però, si chiedono atti consequenziali. Il Pd è un partito nel quale indubbiamente dimorano i futuri attori della Politica italiana che, però, premono per una svolta decisiva. Critici, ma integri, per mutuare la formula d’azione incarnata da Pippo Civati, dirigente nazionale del Pd, il quale “odia” per sé la definizione di “rottamatore”, ma che non finisce mai di porre pregiudiziali per evidentemente porre in essere il cambiamento da tanti invocato. Insomma che di cambiamento si debba parlare è chiaro. Ma a questo, però, è necessario che si accompagnino nuovi spazi di discussione per praticarlo. E internet, nella dinamica della relazione aperta, può sicuramente favorire questa discussione. Un “open space” dove ognuno può offrire il proprio contributo, compatibilmente con impegni e occupazioni. Tra gli addetti ai lavori, ormai, che il web sia la nuova formula della militanza politica è chiaro. Meno, forse, sembra accettarlo taluno dirigente nazionale. Ovviamente a questo dovrà accompagnarsi anche l’azione politica, in primo luogo per integrare la funzione divulgativa del web, quindi per dare concretezza a quanto elaborato. E’ in questo specifico punto che soccorrono i partiti, quali luogo della concreta definizione della Politica. Sono consapevole del limite di tale approccio. Quotidianamente vivo l’emorragia di quanti preferiscono approdare a nuove forme di attivismo. Per carità, ogni forma di mobilitazione è la benvenuta, ma siamo sicuri che il civismo rappresenti la chiave originale della rappresentanza o che la Politica si faccia con l’antipolitica? Io ho dei dubbi. Certo se si osserva oggettivamente la situazione politica del Pd, tanto su scala nazionale, quanto locale, viene la voglia di darsi alla scialuppa e abbandonare la nave. Ma fino a quando questa potrà resistere alla tempesta? Fino a quando il capitano potrà resistere senza marinai? L’Italia è alla deriva e ciascuno di noi è chiamato a prendersi la sua quota parte di responsabilità. In questo sia chiaro i militanti del Pd devono fare la loro, mettendo da parte storiche diatribe ereditate dalla fusione e aprire una fase nuova, intercettando, in primo luogo, il grande entusiasmo dei giovani, senza i quali la Politica non va da nessuna parte. Ovviamente, a scanso di equivoci, la mia prospettiva è tutta incentrata sulla Politica come il “massimo impegno civile”, volendo mutuare Walter Veltroni, come luogo principale per la tutela dell’interesse dei cittadini, nel quale, insomma, il bene comune non sia solo uno slogan, ma concretamente una preoccupazione quotidiana. Per cui quanti non condividono questa prospettiva possono anche accomodarsi fuori. Per loro, non c’è più spazio nella Politica e nel Pd. Nuove forze premono per cambiare.
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