venerdì 28 ottobre 2011

Vittorio Foa, a tre anni dalla scomparsa

Mi ha sempre affascinato in Vittorio Foa questa sua costante attenzione all’esempio e al cambiamento. Ritengo siano due i termini su cui fondare la futura classe dirigente. Una sfida non di domani, ma di oggi. Vorrei partire proprio dal primo dei due termini: l’esempio. “L’esempio è la cosa più importante che si può chiedere al politico, purtroppo poi ci sono gli esempi negativi”. Secondo me, con questa definizione, Foa centra il cuore della Politica. Il “vero politico” deve essere coerente e rigoroso, non intransigente, pur nella sua costante ricerca di identità. Ci aiuta, quindi per comprenderne maggiormente la portata, questa chiosa: “L’esempio non nasce dalle prediche, ma dalla vita, quella che si svolge nelle scuole, negli ospedali, negli eserciti e dovunque si stia insieme”. Allora solo parametrando la nostra attività politica ad una condotta coerente con la nostra missione potremmo diventare “discepoli del cambiamento”. Ma una domanda è, quindi, ineludibile. Cose ‘sto cambiamento? E’ qui che torniamo a Foa, nella sua costante e affamata ricerca: “Sentiamo il bisogno di rompere, ma non riusciamo a definire il sistema di cambiamento, le sue modalità”. Forse come polemizzava Lev Tolstoj siamo fuori strada perché: “Tutti pensano al cambiamento, ma nessuno cambia se stesso”? No, io credo che la lezione di Foa sia inequivocabile, cambiamento vuol dire: “partecipare alla trasformazione… ma standoci dentro, senza aspettare che il problema venga risolto da qualcuno altro”. Ed è questo l’insegnamento che ciascuno di noi deve trarre dalla sua figura: “Non c’è altro da fare se non lottare per il cambiamento”, come ci dice. Ma non è forse questo il seme della democrazia? Essere parte attiva della società? Io credo di si. Ma un imperativo ulteriore, qui, si impone: la costante fiducia nei partiti riposta da Foa, come lo “strumento complessivo a livello politico” come lo ha definito in alcune conversazioni inedite. Insomma un mezzo, non un fine, per perseguire il cambiamento. Ed è per questo che incoraggiamo i giovani e gli sfiduciati a non scappare sconfortati dalle organizzazioni politiche, ma anzi a comprenderne la portata e la funzione. Non a caso nel 2007 lo stesso Foa ci spronava alla fondazione del partito democratico. Ma come giovani dobbiamo fare un salto di qualità: pur non sapendolo, all’atto di nascita, abbiamo stretto un patto con Vittorio Foa: perseguire il cambiamento onorandolo con l’esempio e la partecipazione.
Ma in definitiva qual è l’eredità di Vittorio Foa. Cosa viene a dirci?

A noi Giovani? Credere nel cambiamento, anche “se non ci si arriva, non è un fallimento!”

Ai sindacati? “Lavorare per l’unità”

E ai politici? “Di dare il buon esempio”

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